Sito ufficiale della Associazione Italiana Arbitri - Sezione di Lanciano
20 Apr
Una delle fortune della sezione di Lanciano è di essere formata da tanti giovani, molti dei quali, probabilmente, nell’aprire la mail che puntualmente il presidente Gianluca Paoloemilio inoltra agli associati per ricordare gli eventi importanti, avranno pensato: chi è Aleandro Di Paolo di Avezzano? Beh, chi era presente alla riunione tecnica di martedì 17 Aprile adesso sa, prima di tutto, che Aleandro è un ragazzo solare, sicuramente sorridente e pieno di vitalità.
In secondo luogo si è capito bene che è uno rimasto nella mente di tutti gli anziani della sezione che lo hanno visto crescere, e che nel corso della serata non gli hanno risparmiato neanche uno degli aggettivi che la lingua italiana adopera per fare elogi. E poi è un arbitro in forza alla CAN B, dettaglio questo che sembra passare quasi in secondo piano, vista la sua umiltà e semplicità.

Aleandro decide di dare un titolo alla sua riunione, chiamandola: I Ferri Del Mestiere. Decide poi di non voler mostrare filmati ne commentare immagini, di non dare disposizioni ne di far conoscere quelle che riceve dal suo organo tecnico nazionale, questi sono compiti di altri, facendo tirare ai più giovani un sospiro di sollievo; così dispone sul lungo tavolo i suoi personalissimi “ferri del mestiere”, dando un senso al titolo che ha scelto.
Sotto gli occhi stupiti dei più campeggiano ora bandierine elettroniche complete di dispositivo vibratore e sonoro, auricolari completi di microfoni attorcigliati in cavetti che terminano in ingombranti ricevitori che saranno tenuti incollati alla pelle di arbitro e colleghi tramite speciali imbracature per novanta minuti, un orologio con immancabile cardiofrequenzimetro annesso.
Di kit come questo ne esistono in Italia appena quarantaquattro, venti per la CAN A e ventiquattro per la CAN B. Subito viene spiegato alla sala il perché di tanta scarsità. In primo luogo il prezzo che si aggira attorno alle diverse migliaia di euro. Si scopre poi che l’auricolare è fatto su misura del calco del padiglione auricolare di ogni arbitro (il suo porta l’incisione AlDi, Aleandro Di Paolo), che il quarto ufficiale è escluso dalle conversazioni e per accedervi deve premere un pulsante tenuto stretto in vita da una fascia, che i ricevitori trasmettono su frequenze criptate che cambiano in continuazione diventando impossibili da intercettare; il cardiofrequenzimetro è tarato sulla base del VO2 max di ogni arbitro, calcolato attraverso un test che prevede l’uso di una mascherina collegata ad un metabollimetro che analizza gli scambi gassosi respiro per respiro, l’orologio dato in dotazione (personalissimo come ogni altro oggetto) registra tutte le attività dell’atleta durante gli allenamenti: arrivati a casa si scaricano i dati sul pc e si mandano al preparatore atletico, che provvederà a visionarli e a variare settimana per settimana gli allenamenti specifici per ogni arbitro.

Aleandro va spedito nel raccontare la sua CAN B, coinvolge praticamente tutti, ragazzi ed anziani, in un discorso che trascina in un vortice di immagini e sensazioni vissute sul campo e fuori, che quasi portano chi ascolta a sentirsi protagonista di quelle situazioni e di quegli aneddoti. E’ bravissimo nel far cogliere ai proprietari di quegli occhi, che per più di un’ora ha tenuto incollato su di sé, quanto sacrificio, sudore e passione ci siano voluti per intraprendere un percorso inevitabilmente lungo che lo ha portato “un gradino sopra la Prima Divisione, ma un piano sotto la Serie A”. Un forte spunto di riflessione viene offerto alla sala quando vengono messe a confronto Prima Divisione e Serie B, Aleandro è fresco di promozione e non si limita alle banali considerazioni che riducono le differenze al divario atletico/tecnico tra le squadre o alla differente visibilità e attenzione mediatica di cui godono le due categorie.
Egli si spinge, innanzitutto, in una considerazione importante, e cioè che “se l’anno scorso sono stato il primo della CAN PRO, chiudendo la stagione con la finale playoff di Prima Divisione dove erano presenti più di trentamila spettatori, quest’anno sono partito come l’ultimo della CAN B, iniziando la stagione con una partita in uno stadio praticamente deserto”; concetto valido in ogni categoria, perché ogni anno si riparte da zero e bisogna dare il massimo, indipendentemente da quello che si è fatto o ottenuto l’anno precedente.
Di Paolo ha inoltre soffermato la sua attenzione sul grande divario di gestione degli arbitri che c’è tra i due organi tecnici. Dai raduni ogni due settimane, dove vengono visionate e commentate tutte le partite dei due turni precedenti (si saltano solamente i filmati che vedono protagonisti gli arbitri assenti, “è una sorta di Fair-Play che c’è all’interno del gruppo”), al viaggio, controllo del terreno di gioco e briefing insieme all’osservatore, all’obbligo di rivedere la propria partita e compilare due schede di autovalutazione da spedire all’organo tecnico, fino alle fittissime e completissime visite mediche a cui ci si sottopone ad inizio stagione.

Per più di un’ora l’attenzione della platea è stata letteralmente “sequestrata” da questo nostro ragazzo abruzzese il cui futuro non può altro che prospettarsi tra i più rosei. E quindi il consiglio per quelli che si chiedevano: chi è Aleandro Di Paolo di Avezzano?, è quello di non dimenticare questo nome, perché è un nome destinato a diventare importante.

Una cena e diverse fotografie assieme all’ospite hanno concluso la serata, in un clima disteso e amichevole che ha coinvolto tantissimi associati.
Un grosso in bocca al lupo dalla sezione di Lanciano, Aleandro!
| 90 views | |
|
|
8 Mar
E’ stata una serata memorabile quella del 28 Febbraio per la Sezione di Lanciano, che ha visto ospite della bisettimanale riunione tecnica uno sportivo davvero eccezionale, l’arbitro di Can A Danilo Giannoccaro.

Una serata che, ne siamo certi, rimarrà nei cuori e nelle menti di ogni associato per tutta la carriera, in quanto verrà ricordata non certo come un’asettica analisi degli episodi avvenuti Domenica, bensì una lungimirante ed approfondita riflessione sull’essere arbitri dentro e fuori il terreno di gioco, nonché a proposito degli obiettivi e della mentalità indispensabili a seguire la grande passione dell’arbitraggio nel modo più sano e cosciente possibile.
Danilo definisce da subito l’arbitraggio come una malattia, da cui si è presi nel momento stesso in cui la partita va ad assumere un significato molto più profondo di quello di un banale impegno, ma costituisce un elemento indispensabile all’interno dell’organizzazione del nostro tempo settimanale, elemento che, pur talvolta condizionando scelte e pur comportando rinunce, ci rende felici di appartenere alla grande famiglia dell’Aia e di seguirne principi e valori.
Definisce poi un concetto chiave: il reale obiettivo dell’arbitro non è la fama, né una designazione in Serie A, ma quello di potersi voltare indietro al termine del periodo di attività senza avere rimpianti, cosciente di aver profuso il massimo impegno su tutti i fronti, a partire dall’allenamento.
Proprio l’allenamento è definito non solo come discriminante di un’ottimale condizione atletica, ma anche come rito, “forma mentis”, utile a scovare già durante la settimana il più adatto approccio alla gara del week-end.
L’allenamento ed una puntuale conoscenza del regolamento costituiscono le basi su cui ogni arbitro può iniziare a costruire la propria carriera, mantenendo forti e stabili le proprie particolari caratteristiche.
Centra poi un tema assai sentito, vale a dire il rapporto tra l’arbitro e l’errore: con quest’ultimo è doveroso e necessario convivere, dato che un fuorigioco segnalato erroneamente, un rigore non assegnato sono parte integrante del gioco e come tale vanno accettati e metabolizzati.
La vera vittoria dell’arbitro non sta nel commettere errori, ma nella capacità di saper analizzare con intelligenza la gara già dai primi minuti di gioco, così da poter prevenire qualsiasi tipo di episodio spiacevole e così da poter prevedere lo sviluppo di ogni azione di gioco: il conseguimento di un adeguato criterio di spostamento è conseguenza diretta di una buona lettura della gara e di una rapida analisi delle tattiche utilizzate dalle squadre: allo stesso modo, arbitro intelligente è colui in grado di comprendere da subito, già da riscaldamento e riconoscimento, quali sono i giocatori più forti, quali i cosiddetti “leader”, e quali quelli che daranno all’arbitro più noia con proteste.
Ad una buona lettura della gara si affianca l’instaurazione di un giusto rapporto con giocatori e dirigenti: in tale ottica, l’arbitro deve porsi l’obiettivo primario di guadagnarsi il rispetto di giocatori e dirigenti, stabilendo un rapporto distaccato. Non vi deve essere inoltre timore, specialmente da parte dei ragazzi più giovani, di allontanare dirigenti più anziani: ciò costituisce infatti un inequivocabile simbolo di personalità.
Personalità e corretta interpretazione della gara risultano i fattori indispensabili al fine di stabilire se un arbitro sia vincente o meno.
Altresì è fondamentale mettere in atto partita dopo partita i consigli degli osservatori,cercare sempre di superare i propri limiti e porre in atto accorgimenti, solo in apparenza banali, ma frutto di un ragionato approccio alla gara: sono queste le scelte che permettono di raggiungere nell’immediato gli obiettivi più prossimi, e che a lungo termine possono permettere di ambire ad arrivare in alto.
Si è conclusa così la riunione, il cui spirito, ne siamo certi, permetterà a tutti, già da Domenica, di entrare nel terreno di gioco più forti e più consapevoli delle proprie forze.
| 207 views | |
|
|
30 Dic
PER LA PRIMA VOLTA UN ARBITRO LANCIANESE IN SERIE A

HA DEBUTTATO MERCOLEDÌ 28 DICEMBRE 2011 DIRIGENDO A DOLO (VE) LA PARTITA VENEZIA CALCIO A 5 – KAOS BOLOGNA. VI RACCONTO UNA GIORNATA INDIMENTICABILE.
Mercoledì 28 dicembre 2011 è una data che rimarrà per sempre negli annali della sezione A.I.A. di Lanciano. Per la prima volta dalla sua fondazione, infatti, un arbitro della nostra sezione ha diretto una gara di uno dei massimi campionati nazionali. L’onore è toccato ad Antonino Tupone che, nel palazzetto dello sport di Dolo (Ve), ha diretto la partita Venezia calcio a 5 – Kaos Bologna, valida per la tredicesima ed ultima giornata del girone di andata del campionato nazionale di serie A1 di calcio a 5.
Era una soddisfazione che Antonino aspettava e meritava da tempo. Ne avevamo parlato spesso in sezione e, una volta appresa la notizia, ho cominciato a pensare che qualcuno di noi dovesse essere presente all’evento e che, soprattutto, sarei stato felicissimo di onorare la promessa che gli avevo fatto. Così, autorizzato ed incoraggiato dal presidente Gianluca, fuori Lanciano per motivi di famiglia, verso mezzogiorno sono andato a prendere il collega Vincenzo Ursini (osservatore a disposizione del comitato regionale per il calcio a 5) e siamo partiti alla volta di Dolo, favoriti da una splendida giornata di sole.
Verso le 18,00 siamo arrivati al palazzetto dove, alle 20 e 30, era in programma la partita. Abbiamo impiegato il tempo che mancava all’apertura degli spalti, per fare un giretto nel civettuolo centro storico della cittadina veneta e per un veloce spuntino. Quindi di nuovo al campo sugli spalti, dove nel frattempo avevano già preso posto la fidanzata ed i cognati di Tupone.
Alle 19 e 45, la prima grande emozione: dalla porta degli spogliatoi escono i due arbitri per il riscaldamento. Antonino è visibilmente teso ma ha la fortuna di avere a fianco un collega straordinario, Fabio Gelonese, arbitro internazionale della sezione di Milano, che cerca di farlo sciogliere parlandogli fitto fitto durante la corsa e gli esercizi preparatori alla gara. Fin d
al primo allungo i due passano sotto la tribuna: Antonino alza lo sguardo, ci vede (in quel momento sono al massimo un centinaio i presenti), abbozza un sorriso, dice qualcosa al collega, intensifica il riscaldamento e, ultimatolo, rientra negli spogliatoi.
Sono ormai le 20 e 25 e, mentre lo speaker annuncia le formazioni e dice che la partita sarà diretta da Tupone di Lanciano, Gelonese di Milano e dal “crono “ Scarpelli di Padova, ecco la terna fare l’ingresso in campo alla testa delle squadre, tra gli applausi di un pubblico caloroso, ormai stimabile al di sopra delle 1000 persone.

Dopo il sorteggio ed il controllo delle reti Antonino, che è l’arbitro n° 1, si porta sotto la tribuna ed emette il fischio d’avvio. E’ ancora visibilmente emozionato ma la gara è vibrante, bella e veloce fin dalle prime battute: è costretto ad intervenire immediatamente, lo fa bene, entra subito in partita ed i calciatori lo accettano. Segnano per prima gli ospiti. Pareggiano i locali che vanno nuovamente sotto e impattano ancora per il 2 a 2 che chiude la prima frazione di giuoco. Il secondo tempo è pirotecnico. Nei primi 10 minuti c’è grande equilibrio, poi i locali segnano due reti in rapida successione e si portano sul 4 a 2.

Il Kaos Bologna fa entrare il “portiere di movimento” (non è farina del mio sacco, sono cose che mi ha spiegato il collega Ursini che, con grande competenza, ha cercato in ogni frangente di spiegarmi cosa stesse succedendo) ma i locali vanno nuovamente in goal. Partita finita? Neanche per sogno. Antonino assegna un rigore agli ospiti, che si portano sul 5 a 3 e, nell’azione successiva, segnano ancora. Frenetici gli attimi conclusivi con l’arrembaggio dei bolognesi e con un contatto tra il portiere locale ed un attaccante ospite. Ci sono scintille tra i due calciatori al suono della sirena con Antonino e Fabio prontissimi a dividere i contendenti ed a portarli a centro campo per il saluto finale.
La partita è finita e gli arbitri rientrano negli spogliatoi. Un abbraccio ai parenti di Antonino, un saluto a Mirco Iacopetti, il collega della sezione di Lucca che ha svolto le funzioni di Osservatore, e via in macchina per il viaggio di ritorno.
Immancabile la prima telefonata al Presidente Gianluca per rassicurarlo che tutto è andato bene.
Avevamo già percorso un centinaio di chilometri ed ecco che si illumina il display del mio telefonino. E’ Antonino che ha ormai raggiunto il ristorante per la cena con i colleghi e le persone care e che si rammarica perché noi abbiamo deciso di ripartire subito. Ci racconta del positivo colloquio con l’osservatore e poi ci dice: “Vi ringrazio di cuore. Quando vi ho visto sugli spalti mi sono scappate le lacrime. Grazie ancora e buon viaggio, ci vedremo a Lanciano per festeggiare.”
Adesso sono ancora più soddisfatto e non sento la stanchezza per l’intensa giornata. La macchina divora la strada, Vincenzo è un ottimo compagno di viaggio ed a lui confido le mie emozioni.
Per me è stata una grande gioia vedere un ragazzo della nostra sezione calcare un palcoscenico così importante. E pensare … che era la prima volta che vedevo dal vivo una partita di calcio a 5!!
Abbiamo ancora tanta strada da fare. Ed allora parliamo della nostra sezione e del grande lavoro che sta facendo il nostro presidente con l’aiuto del consiglio direttivo. Parliamo di Mirko, di Alessandro, di Andrea, le nostre punte di diamante. Ma anche di Igor, Alessio, Mirco, Giorgio e di tutti quegli altri ragazzi giovani che stanno emergendo.
Come sarebbe bello accompagnare molto presto anche loro ad un esordio così impotante!
| 1 views | |
|
|
27 Dic
E’ sempre difficile, in ogni ambito, riuscire a confermare una bella prestazione, dare continuità ad un lavoro vincente, ripetersi in una qualsiasi cosa che abbia avuto successo. Difficile per tutti sì, ma non se ti chiami Elenito Di Liberatore. Perché se ti chiami Elenito Di Liberatore non avrai problemi a stupire ancora una platea che già un anno fa pendeva dalle tue labbra, che già allora era rimasta a bocca aperta per le tue parole e che difficilmente avrebbe mai pensato di poter rivivere una riunione come quella, così sentita e vera. Tutto iniziò un anno fa, quando in quel gelido 21 dicembre arricchito da luci e addobbi che puntualmente anticipano il Natale, si riunì la stragrande maggioranza degli associati della sezione di Lanciano per assistere all’ultima riunione del 2010, presieduta dall’assistente internazionale Elenito Di Liberatore. Trecentosessantasette giorni dopo, 23 dicembre 2011: stesso posto, con quello stesso profumo di festa nell’aria, stessi visi in platea, molti dei quali hanno rinunciato alla squilla lancianese per esserci (che se non ci sei nato non capirai mai la portata di questa rinuncia), stesso ospite.
.jpeg)
A tracciare una linea, una sorta di filo conduttore, tra quella riunione e questa ci ha pensato lui, a partire dall’abbigliamento: “l’anno scorso indossavo un maglioncino blu su una camicia, così quest’anno per dimostrarvi che non ho solo quello ne ho messo uno viola.” Ed eccolo di già un gran riso diramarsi tra quelle ordinate file fatte di sedie gialle e blu (i colori della nostra Lanciano), sempre le stesse da anni ne avranno viste di riunioni tecniche loro, ma probabilmente questa la terranno bene a mente per molto tempo, e chissà che qualcuna non la scorderà più.
Si decide subito di non dare alla riunione un’impronta precisa, determinata, piatta; e così da quella che parrebbe una scusa, l’aver dimenticato slide e dvd del settore tecnico, Elenito prende spunto per parlare a ruota libera, trattando a braccio di qualsiasi cosa fino a “creare” un discorso, che sarebbe più opportuno chiamare dibattito visti i costanti e puntuali interventi dei presenti, fortemente orientato verso l’aspetto umano, quotidiano e personale di tutti noi.
Un concetto fondamentale, pilastro del suo pensiero e del suo modo di essere, è che c’è un nesso semplice e diretto tra il nostro essere arbitri e il nostro essere uomini. L’uno forma l’altro, lo completa e lo migliora, in un rapporto che deve necessariamente essere equilibrato: chi vive di arbitraggio si brucia, come non sarà mai un grande arbitro chi non è in grado di essere un grande uomo. “L’arbitraggio ci mette di fronte a noi stessi, ti porta a lavorare sui tuoi equilibri e sulla tua serenità. Perché ci sono situazioni in cui quella bandierina pesa, è un macigno sia da alzare sia da tenere giù. Se non sai chi sei e quanto vali non ne vieni fuori.”
Continuando sulla stessa falsariga Elenito insegna, e la platea impara, che nella vita bisogna costruire la propria personalità a trecentosessanta gradi, curare ogni aspetto di se stessi sapendo scegliere amici giusti in ambienti giusti, non trascurare lo studio né il lavoro e non farsi neanche sfiorare dall’idea di mettere l’arbitraggio davanti a questi. Il messaggio che si vuole far passare è che non arriverà da nessuna parte un arbitro che, troppo preso dalla sua passione, dimentica di coltivare se stesso, i suoi hobby, i suoi impegni, i suoi incontri, le sue storie d’amore, la sua quotidianità negli aspetti più semplici, banali ed estranei al terreno di gioco. In campo siamo messi a nudo, spogliati di ogni maschera e vestiti solo di noi stessi, di quello che siamo, di quello che abbiamo imparato e delle esperienze che ci hanno segnato.
E’ un’idea espressa con una tale forza, una tale convinzione e sincerità, che nel sentir parlare Elenito-assistente sembrerebbe quasi di sentir la musica del pianoforte di Elenito-maestro, tanto l’uno fa parte dell’altro.
Questa volta è lui ad accorgersi che l’ora di smettere è purtroppo arrivata, ma la sala non ci sta e decide di prendersi quel ruolo da protagonista che le spetta di diritto, se è vero che si è trattato di dibattito e non di semplice riunione o lezione, facendo domande e ottenendo risposte per un’altra buona mezz’ora, e mettendo a dura prova la pazienza di quei genitori accompagnatori dei tanti giovani presenti.
Una cena a base di pizza nel cuore di Lanciano ha definitivamente concluso la serata, che è stata arricchita da brindisi ed auguri di Natale. Ci si è lasciati con la promessa di rivedersi presto, e con la tacita certezza di tornare a stupirsi ancora…
| 368 views | |
|
|
24 Dic

| 431 views | |
|
|