E’ sempre difficile, in ogni ambito, riuscire a confermare una bella prestazione, dare continuità ad un lavoro vincente, ripetersi in una qualsiasi cosa che abbia avuto successo. Difficile per tutti sì, ma non se ti chiami Elenito Di Liberatore. Perché se ti chiami Elenito Di Liberatore non avrai problemi a stupire ancora una platea che già un anno fa pendeva dalle tue labbra, che già allora era rimasta a bocca aperta per le tue parole e che difficilmente avrebbe mai pensato di poter rivivere una riunione come quella, così sentita e vera. Tutto iniziò un anno fa, quando in quel gelido 21 dicembre arricchito da luci e addobbi che puntualmente anticipano il Natale, si riunì la stragrande maggioranza degli associati della sezione di Lanciano per assistere all’ultima riunione del 2010, presieduta dall’assistente internazionale Elenito Di Liberatore. Trecentosessantasette giorni dopo, 23 dicembre 2011: stesso posto, con quello stesso profumo di festa nell’aria, stessi visi in platea, molti dei quali hanno rinunciato alla squilla lancianese per esserci (che se non ci sei nato non capirai mai la portata di questa rinuncia), stesso ospite.

A tracciare una linea, una sorta di filo conduttore, tra quella riunione e questa ci ha pensato lui, a partire dall’abbigliamento: “l’anno scorso indossavo un maglioncino blu su una camicia, così quest’anno per dimostrarvi che non ho solo quello ne ho messo uno viola.” Ed eccolo di già un gran riso diramarsi tra quelle ordinate file fatte di sedie gialle e blu (i colori della nostra Lanciano), sempre le stesse da anni ne avranno viste di riunioni tecniche loro, ma probabilmente questa la terranno bene a mente per molto tempo, e chissà che qualcuna non la scorderà più.

Si decide subito di non dare alla riunione un’impronta precisa, determinata, piatta; e così da quella che parrebbe una scusa, l’aver dimenticato slide e dvd del settore tecnico, Elenito prende spunto per parlare a ruota libera, trattando a braccio di qualsiasi cosa fino a “creare” un discorso, che sarebbe più opportuno chiamare dibattito visti i costanti e puntuali interventi dei presenti, fortemente orientato verso l’aspetto umano, quotidiano e personale di tutti noi.

Un concetto fondamentale, pilastro del suo pensiero e del suo modo di essere, è che c’è un nesso semplice e diretto tra il nostro essere arbitri e il nostro essere uomini. L’uno forma l’altro, lo completa e lo migliora, in un rapporto che deve necessariamente essere equilibrato: chi vive di arbitraggio si brucia, come non sarà mai un grande arbitro chi non è in grado di essere un grande uomo. “L’arbitraggio ci mette di fronte a noi stessi, ti porta a lavorare sui tuoi equilibri e sulla tua serenità. Perché ci sono situazioni in cui quella bandierina pesa, è un macigno sia da alzare sia da tenere giù. Se non sai chi sei e quanto vali non ne vieni fuori.”

Continuando sulla stessa falsariga Elenito insegna, e la platea impara, che nella vita bisogna costruire la propria personalità a trecentosessanta gradi, curare ogni aspetto di se stessi sapendo scegliere amici giusti in ambienti giusti, non trascurare lo studio né il lavoro e non farsi neanche sfiorare dall’idea di mettere l’arbitraggio davanti a questi. Il messaggio che si vuole far passare è che non arriverà da nessuna parte un arbitro che, troppo preso dalla sua passione, dimentica di coltivare se stesso, i suoi hobby, i suoi impegni, i suoi incontri, le sue storie d’amore, la sua quotidianità negli aspetti più semplici, banali ed estranei al terreno di gioco. In campo siamo messi a nudo, spogliati di ogni maschera e vestiti solo di noi stessi, di quello che siamo, di quello che abbiamo imparato e delle esperienze che ci hanno segnato.

E’ un’idea espressa con una tale forza, una tale convinzione e sincerità, che nel sentir parlare Elenito-assistente sembrerebbe quasi di sentir la musica del pianoforte di Elenito-maestro, tanto l’uno fa parte dell’altro.

Questa volta è lui ad accorgersi che l’ora di smettere è purtroppo arrivata, ma la sala non ci sta e decide di prendersi quel ruolo da protagonista che le spetta di diritto, se è vero che si è trattato di dibattito e non di semplice riunione o lezione, facendo domande e ottenendo risposte per un’altra buona mezz’ora, e mettendo a dura prova la pazienza di quei genitori accompagnatori dei tanti giovani presenti.

Una cena a base di pizza nel cuore di Lanciano ha definitivamente concluso la serata,  che è stata arricchita da brindisi ed auguri di Natale. Ci si è lasciati con la promessa di rivedersi presto, e con la tacita certezza di tornare a stupirsi ancora…